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Gli sviluppi internazionali rivestono un’importanza enorme per la filiera agroalimentare svizzera. La Svizzera, con la sua economia orientata all’esportazione, ha bisogno di essere ben collegata con i mercati esteri. Sul piano internazionale si impegna a favore di una filiera agroalimentare efficace e sostenibile. A tal fine l’Agenda 2030 rappresenta una piattaforma importante.

Sostenibilità e multifunzionalità sono per la Svizzera un principio guida per lo sviluppo della filiera agroalimentare. Sfide come povertà, fame, cambiamento climatico, perdita di biodiversità e rischi per la salute non conoscono confini nazionali e ormai da tempo non sono più considerate problematiche che richiedono soltanto un intervento a livello locale. L’Agenda 2030 è stata licenziata nel settembre 2015 per far fronte a queste sfide globali. Contempla 17 obiettivi per uno sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDG) e 169 sotto-obiettivi (targets). La Svizzera si è impegnata partecipando attivamente allo sviluppo dell’Agenda 2030. L’agricoltura è in parte direttamente responsabile di problemi globali quali penuria e inquinamento idrici, calo della qualità del suolo, erosione, perdita di biodiversità e cambiamento climatico. Ma ne subisce anche gli effetti negativi. Per questo svolge un ruolo importante per giungere a una società sostenibile e per conseguire i 17 SDG.

Il Programma per sistemi alimentari sostenibili è stato sviluppato a partire dal 2011 in un processo comune di FAO e UNEP che la Svizzera ha seguito e sostenuto attivamente fin dall’inizio. Sulla base di questi lavori preliminari, nell’ottobre 2015 è finalmente avvenuto il lancio di un programma multi-stakeholder globale per sistemi alimentari sostenibili, inteso a sostenere il passaggio a modelli di consumo e di produzione sostenibili lungo l’intera catena di valore. Esso punta sulla collaborazione degli attori lungo l’intera catena di valore del settore privato, della ricerca, delle organizzazioni internazionali, delle ONG e delle organizzazioni governative onde poter sfruttare le sinergie per accelerare la transizione verso sistemi alimentari sostenibili. Il Sustainable Food Systems Programme concorre direttamente anche all’attuazione degli obiettivi dell’ONU per uno sviluppo sostenibile (SDG). Nel giugno 2017 a Pretoria (Sudafrica) si è tenuta la prima conferenza globale del 10YFP Sustainable Food Systems (SFS) Programme, organizzata da Sudafrica, Svizzera e due organizzazioni non governative HIVOS e WWF. L’obiettivo era ricercare soluzioni comuni e innovative e allacciare contatti per dar vita a forme di collaborazione proficue.

Il fine dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in primo luogo, è definire e applicare regole commerciali di validità generale. La conferenza dei ministri, il supremo organo decisionale dell’OMC, si riunisce a cadenza biennale. Nel dicembre 2015, alla 10a conferenza dei ministri è stato varato il cosiddetto pacchetto di Nairobi. Particolarmente importante per la Svizzera è stata la decisione di abolire le sovvenzioni all’esportazione e di disciplinare altre misure per l’esportazione. La Svizzera finora ha versato sovvenzioni all’esportazione delle materie prime latte e cereali contenute nei prodotti agricoli trasformati in virtù della cosiddetta legge sul cioccolato. Il disegno di legge con cui si intende sostituirla a partire dal 2019 è stato licenziato dal Consiglio federale la scorsa primavera ed è stato sottoposto al Parlamento. Dal secondo semestre 2016 le attività dell’OMC si concentrano sui preparativi per l’11a conferenza dei ministri che si svolgerà a Buenos Aires dal 10 al 13 dicembre 2017. I negoziati agricoli sono nuovamente al centro delle discussioni.

La politica commerciale degli Stati membri dell’OMC viene esaminata a cadenza regolare. Il segretariato OMC ne analizza gli sviluppi calandosi nel contesto nazionale. Nella primavera 2017 è stato il turno della politica commerciale svizzera. Delle circa 350 domande inoltrate, 70 riguardavano direttamente o indirettamente il primario. In generale la politica economico-commerciale della Svizzera gode di una reputazione molto buona. Un riconoscimento e un apprezzamento particolari sono riservati soprattutto al considerevole impegno che la Svizzera dimostra da tempo nel perseguire un sistema commerciale internazionale efficace. Ciononostante al settore agricolo sono state mosse aspre critiche. A irritare i membri dell’OMC sono soprattutto l’elevato sostegno statale e la protezione doganale destinati alla maggior parte dei prodotti agricoli.

Per l’UE sono due i temi prioritari nel settore agricolo: l’evoluzione della Politica agricola comune (PAC) e la Brexit. La consultazione pubblica sull’evoluzione della PAC, avviata dalla Commissione europea, ha messo in evidenza che gli agricoltori si auspicano una riduzione dell’onere amministrativo e migliori opportunità sul mercato. La società, invece, vorrebbe che la PAC si attivasse maggiormente per contrastare il cambiamento climatico e per proteggere l’ambiente. Di queste raccomandazioni si terrà conto nei lavori di modernizzazione e di semplificazione della PAC. La Commissione europea darà ulteriori informazioni in merito probabilmente a inizio 2018. L’uscita della Gran Bretagna dall’UE, la cosiddetta Brexit, è fonte di grandi incertezze anche nel settore agricolo. L’attenzione si concentra peraltro sulla questione del finanziamento della PAC dopo il 2020. La Gran Bretagna è attualmente il quarto maggior contribuente netto del bilancio comunitario (dietro Germania, Francia e Italia).
Ogni anno l’OCSE pubblica il rapporto Agricultural Policy Monitoring and Evaluation con il quale sono valutate le politiche agricole degli oltre 50 Paesi OCSE e non. Per l’evoluzione della politica agricola della Svizzera si raccomanda

di differenziare meglio le politiche per la messa a disposizione dei beni pubblici e il sostegno al reddito;

di ridurre ulteriormente le barriere all’importazione e abolire le sovvenzioni all’esportazione;

di sviluppare la politica agricola in modo da conseguire meglio alcuni obiettivi ambientali;

di orientare i pagamenti diretti in futuro maggiormente a obiettivi concreti.

Il rapporto di quest’anno è la 30esima edizione che l’OCSE, sulla scorta di una proposta della Svizzera, incentra su una panoramica storica. Questa retrospettiva palesa il fatto che gli sviluppi necessitano del loro tempo. Già nel 1988 ad esempio era stato raccomandato (a) di abolire il sostegno ai prezzi di mercato come principale misura di sostegno, (b) di potenziare l’orientamento al mercato per consentire ai produttori agricoli di includere meglio i segnali del mercato nelle loro decisioni e (c) di considerare gli adeguamenti strutturali nell’agricoltura come parte di una politica di sviluppo regionale. Il confronto tra le raccomandazioni del 1988 e quelle di oggi mostra comunque con chiarezza che ci sono chiari progressi nell’evoluzione delle politiche agricole.

Martijn Sonnevelt, UFAG, Unità di direzione Affari internazionali, martijn.sonnevelt@blw.admin.ch